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ROMA/ Teatro dell’Opera: LA CENERENTOLA

30.01.2016 | Oper

Roma, Teatro dell’Opera: LA CENERENTOLA

Dramma giocoso in due atti, libretto di Jacopo Ferretti  basato sul libretto francese di Etienne per la Cendrillon di Isouard, musica di Gioachino Rossini

Roma, Teatro dell’Opera, 29 gennaio 2016

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Copyright: Teatro dell’Opera Roma

La brillante rappresentazione della Cenerentola di Rossini al Teatro dell’Opera di Roma si è svolta con la direzione musicale di Alejo Perez e la regia di Emma Dante, al suo debutto sul palcoscenico dell’Opera di Roma. La messinscena, in linea con i contenuti e lo stile della regista, estrapola ed evidenzia maggiormente nella vicenda il lato oscuro della denuncia sociale e dell’aridità umana dei personaggi, piuttosto che l’incanto della favola:  Cenerentola come donna vittima di continua violenza domestica è emarginata, alienata, derubata, gravemente umiliata e anche fisicamente percossa, come vediamo nella scena del temporale dove l’intuizione della regista raggiunge il suo  culmine rappresentando le percosse e i calci sul ritmo tempestoso del temporale, in una sorta di parallelismo; Cenerentola appare come una “diversa”, ritratto della bontà, che non riesce ad integrarsi e farsi accettare da un mondo fatto solo di superbi, materialisti e violenti; Cenerentola  si potrebbe dire personaggio quasi di confine tra l’opera buffa e l’opera seria, in questa che può essere considerata l’ultima delle grandi opere buffe di Rossini. Nella gaia leggerezza del contesto musicale e nella luce provvidenziale della favola, la storia mantiene in ogni caso la sua ottimistica direzione verso il lieto fine, lieto per i “buoni” e nobili d’animo ma meno lieto per i “cattivi” nella regia di Emma Dante, che li sottopone  comunque a giusta punizione rendendoli infine alienati  e spersonalizzati  (forse quasi buoni?) in una sorta di “contrappasso”.  L’ambientazione favolistica frizzante e quasi surreale ma dai risvolti cupi e minacciosi della storia ha portato la regista ad ispirarsi al movimento pop-surrealista americano, nella scelta di scene e costumi  (settecenteschi ma rivisitati con dettagli e colori nuovi, di Vanessa Sannino) e anche nell’inserimento in scena di un gruppo di attori-mimi, nelle vesti di bambole meccaniche con tanto di chiave per la carica sulla schiena, i quali pressoché costantemente animano il palcoscenico, con notevole abilità, “drammatizzando” quasi incessantemente la vivacità ritmica arguta, propulsiva e travolgente della musica rossiniana  (“Dentro una grande opera c’è sempre la regia.

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Copyright: Teatro dell’Opera Roma

E Cenerentola lo è soprattutto dal punto di vista del ritmo del teatro. La musica che Rossini compone, essendo ritmo puro, offre un’infinità di richiami” E.Dante) e svolgendo anche la funzione di rappresentare in qualche modo l’interiorità psicologica dei due protagonisti, Angelina e Don Ramiro, in una impostazione molto teatrale della regia: nella scena semplice e statica, un ambiente abbastanza astratto costituito da una grande parete bianca con delle finestre, i mimi-attori, cinque donne per Angelina e cinque uomini per Don Ramiro, che indossano gli stessi costumi dei due personaggi, si aggirano  intorno ai due cantanti inscenando il loro mondo interiore (il motivo del loro canto), condividendo e consolando la loro solitudine;  ad esempio le cinque donne inscenano il dono dell’ubiquità che sembra quasi richiesto ad Angelina all’inizio del passaggio musicale “Cenerentola di qua, Cenerentola di là” dove i familiari la chiamano continuamente, freneticamente, come se si dovesse sdoppiare per fare tutto quello che le chiedono. Spunti surreali notiamo anche in certi passi quasi visionari dei testi di Don Magnifico (il sogno dell’asino; Conciosiacosaché…; l’Aria d’esordio del secondo atto) ed anche in alcuni momenti  della trama musicale, ossia nel distacco della musica dallo svolgersi della vicenda in momenti di astrazione, come avviene in taluni lunghi momenti di sospensione musicale che preludono ai tipici “crescendo” rossiniani  o nei momenti  in cui “Rossini si sofferma su alcune caratteristiche puramente sonore del testo, in particolare sulla ricorrenza dei fonemi… trasformando l’intero episodio in una specie di fantastico e crepitante meccanismo sonoro… realizzando una sorta di effetto di straniamento ante litteram, che ci sembra oggi davvero profetico e “novecentesco”. (Bietti).   La realizzazione  musicale, sotto la direzione del M° Alejo Perez, rispetta il carattere giocoso , virtuosistico, estatico ed esuberante della musica dell’opera, con equilibrio esecutivo. Nel cast, notevolmente impegnato anche a livello registico oltre che vocale, si distingue la prestazione vocale elegante e corretta nell’impegno virtuosistico della Angelina di Josè Maria Lo Monaco, affiancata da un Don Ramiro interpretato da Giorgio Misseri con vocalità sicura e brillante di tenore di grazia e con efficace presenza scenica;  perfettamente a proprio agio nel corposo ruolo di Don Magnifico il basso Carlo Lepore, sicuro nella vocalità e nell’interpretazione del personaggio; Clorinda e Tisbe ruoli ben resi da Damiana Mizzi e Annunziata Vestri;  nei panni di Dandini, Giorgio Caoduro e in quelli di Alidoro Marko Mimica. Un cenno di particolare attenzione anche ai movimenti coreografici curati da Manuela Lo Sicco.              

Calorosa è stata l’accoglienza del pubblico nel lungo applauso finale.

Cristina Iacoboni

 

 

 

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