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ROMA/ Teatro dell‘ Opera: BILLY BUDD

Rezension in italienischer Sprache

14.05.2018 | Oper

Bildergebnis für roma teatro dell opera billy budd

BILLY BUDD

di Benjamin Britten

Teatro dell’Opera di Roma “Costanzi”, 12 maggio 2018

Grande è l’attenzionein questi giorni, al Teatrodell’Opera di Roma “Costanzi”, per la prima rappresentazione romana dell’opera BILLY BUDD, capolavoro di Benjamin Brittene indiscusso caposaldo dell’intero panorama operistico novecentesco. Il nuovo allestimento, realizzatocon la regia di Deborah Warnerin coproduzione con Teatro Real di Madrid (dove ha debuttato)  e Royal Opera House Covent Garden di Londra, già premiato con un Abbiati speciale a Madrid, ha ottenuto il prestigioso riconoscimento dell’International Opera Award come migliore nuova produzione 2018, ed ora è approdato all’Opera di Roma. Deborah Warner, nativa di Oxford,  debutta nel tempio  romano della lirica con un lavoro tutto “inglese” : lei, che nasce alla regia teatrale sotto il segno di Shakespeare, già alla quarta opera di Britten, ci spiega di trovare un chiaro parallelismo tra l’esperienza shakespeariana e il suo  lavoro sulle opere di Britten:come Shakespeare anche “Britten rivela il cuore dell’uomo” ed esplora la profondità dell’animo umano in tutta la sua complessità e conflittualità, una profondità senza limiti che lascia aperte le vie dell’indagine e del giudizio. Il Billy Budd di Melville è visto come una sorta di parabola a più livelli sul rapporto tra il bene e il male, e sull’irrisolvibile ambiguità con cui essi convivono nell’animo umano, dell’uomo di sempre senza distinzione di genere e di epocanell’universalità della esperienza umana, con una capacità di analisi tutta moderna; la trasposizione in Opera, grazie al potere espressivo della musica di Britten,aumenta ed arricchisce l’ambiguità e la complessità dell’inabissarsi nei risvolti più inconsci e inconfessati della natura umana, rivelandosi  Britten al contempo drammaturgo eccellente e compositore geniale.Osserviamo il linguaggio musicale assai peculiare, la padronanza impeccabile e raffinata della strumentazione, a tratti allusiva e anche ironica, in un tessuto strumentale elaborato e sfaccettato; la capacità infallibile di sposare parole e musica che si rafforzano a vicenda, si ispirano e interagiscono; l’uso di simboli sonori che suggeriscono ed evocano senza appesantire la tensione dell’azione, quali ad esempio l’uso nell’incipit dell’opera della ripetuta e inconciliabile sovrapposizionedi accordo maggiore e accordo minore (si bemolle maggiore e si minore) a simbolo dell’irrisolto conflitto tra bene e male già dal primo apparire in scena del capitano Vere, o l’uso delle più cupe sonorità degli ottoni che puntualmente si ripete nelle apparizioni di Claggart, o la luminosità dell’armonia tonale e in Maggiore che caratterizza le espressioni canore di Billy;osserviamo l’uso sorprendentemente moderno della vocalità corale laddove indica “…a questo punto inizia il suono descritto da  Melville come il sordo mormorio di un torrente in piena attraverso i boschi percepito da lontano…” nel momento dell’esecuzione capitale di Billy;  la strategia compositiva basata sul contrasto, che Brittencrea intervallando l’atmosfera prevalentemente cupa del dramma con brevi episodi di carattere più vivace e “leggero”, determinando così il ritmo drammatico complessivo dell’opera, come avviene ad esempio nella scena culminante del dramma dove il tentativo di Claggart di accusare Billy di ammutinamento davanti a Vere viene improvvisamente interrotto dalla epica e grandiosa scena dell’attacco (fallito) alla nave francese nemica, per poi riprendere imperturbabilmente da lì dove era rimasto prima, creando un effetto di spettacolare “parentesi” sospensiva di forte effetto drammatico. Il tutto, magistralmente messo in luce e realizzato dalla direzione musicale sensibile, rigorosa e penetrante di James Conlon, esperto conoscitore di Britten.

Nel cast assai particolare di questa opera, dove i personaggi sono tutti maschili, in mancanza di esteriorità drammatica si punta ad unadifferenziazione e stratificazione psicologica particolarmente forte.I tre protagonisti, ben delineati nella loro personalità e posti in relazione nel complesso intreccio psicologico, sono parte però di una umanità confusa e frastornata dove l’ambiguità si insinua subdolamente anche nelle anime più luminose o apparentemente solide, col risultato che ognuno ha in sé anche una piccola parte dell’altro, ed è proprio quando i tre si scontrano tra loro nelle zone più recondite ed incontrollabili dell’animo che il dramma si fa più grandioso.

L’attenzione all’universalità dei contenuti psicologici ed esistenziali è talmente ben espressa e dominante nel complesso di questa messinscena che quasi neanche si nota la scelta di adottare costumi di età contemporanea anziché attinenti alreale momento storico della vicenda, costumi per altro molto sobri e in armonia cromatica col resto della scena (costumi di ChloeObolensky).

Lo stile narrativo essenziale, teso nel ritmo dell’azione che non indugia in moralismi o sentimentalismi, ma comunque estremamente efficace nel disegnare nella sua terribile semplicità passioni e violenze con rara intensità espressiva, nell’angoscia serrata che monta implacabile fino alla fine,  questo stile accomuna il racconto di Melville e l’opera di Britten, e in questa compattezza trova una forte e coerente espressione nella messa in scena della Warner, che ne coglie l’essenza; la sua provenienza dalla scuola anglosassone e la dimestichezza col teatro di prosa la portano a curare in particolar modo la recitazione, tutti qui danno il meglio di sé, nel minimo dettaglio, stando sulla musica, tutti dal solista alle masse; le scene scarne e fisse conferiscono un risalto assoluto all’azione; ciò che interessa alla regista è rendere non l’immagine della nave ma la “sensazione” di stare sopra una nave, e in primo luogo le dinamiche umane che prendono vita sopra la nave, e quindi la parte più profonda e viscerale del contenuto dell’opera; la nave è vista come una “metafora” della vita. A sipario sempre aperto, lo spazio scenico è invariabilmente delineato e circondato da un fitto susseguirsi di funi che scendono dall’alto, quasi fosse una gabbia o una prigione, i cambiamenti di scena si limitano all’utilizzo di tre pedane rientranti l’una nell’altra o talvolta sovrapposte che si muovono per ambientare i diversi momenti dell’azione con l’aiuto di pochissimi evocativi oggetti scenici (nel fondo compare anche, in una scena,  una vasca da bagno che rimanda forse vagamente a una notaraffigurazionepittorica di un noto personaggio giacobino…),il mare è una oscurapresenza mai vista ma solo evocatain alcuni descrittivi passi musicali o movimenti scenici delle pedane, l’azione si svolge nel buio costante illuminato solo dalle luci “teatrali”, non c’è rappresentazione di ambienti esterni edi luce naturale, tutto avviene dentro una sorta di buio dell’anima, nebbia/confusione, che pervade tutta la vicenda, tutto concorre a focalizzare l’attenzione sulla recitazione e i suoi contenuti introspettivi; le luci in particolare(di Jean Kalman),molto elaborate e avvolgenti, valorizzano con grande efficacia e suggestività ogni momento scenico, toccando dei momenti di vera bellezza ed espressività, dalla intensità lirica alla potenza scultorea. Una ambientazione, dunque, di forte impatto emotivo in uno spazio chiuso e claustrofobico che contiene al suo interno un microcosmo umano, fatto di brutalità e schiavitù nella condizione dei marinai ma anche proiettato verso la bellezza e la spiritualità attraverso il personaggio di Billy;è su questo personaggio che la Warner concentra la sua lettura più sensibile della storia, Billy che col suo arrivo irradia di una luce che ha dello spirituale le vite abbrutite di tutti i presenti, capace com’è di aprire uno spiraglio di bene e amore nei cuori più induriti o più perversi, capace com’è di amare di un amore tutto cristiano colui che, pur se nel suo personale tormento, lo sta conducendo alla immeritata morte; ma anche Billy, nel tragico pessimismo di Melville, è vittima dell’ineluttabile destino di distruzione cui soggiace tutta l’umanità, perché “…le cose belle non erano mai perfette, in esse vi è sempre una smagliatura.….nell’immagine divina qualche difetto….nel discorso divino qualche balbettìo…..così che il Diavolo conserva sempre un suo ruolo su quanto di umano vi è su questa terra.” Così canta il capitano Vere nel Prologo, ed è proprio quella “macchia”, la balbuzie, che impedirà a Billy di difendersi e di schivare una ingiusta morte; tragica ironia della sorte. Billy viene ucciso da coloro che non hanno la forza di accogliere il puro bene che lui incarna, ma rimangono avvinghiati nella rigidità disumana delle leggi terrene (Vere) o nelle spire del male (Claggart), e la fine dell’opera non mostra la sua impiccagione ma lo vede soltanto “ascendere” sulla scaletta verso il cielo, verso il pennone. Il capitano Vere è il vero protagonista della storia, col suo ossessivo e irrisolto contrasto interiore così profondamente umano, che lo accompagna dal Prologo poi a ritroso nella narrazione della storia e fino all’Epilogo, dove sembra finalmente trovare la pace nella benedizione di Budd. Ruolo tenorile di grande impegno vocale e interpretativo, che nulla ha da invidiare a quelli delle dive del Belcanto eche non fa rimpiangere la presenza di ruoli femminili nell’opera, fupensato e scritto da Britten per Peter Pears; lo ascoltiamo in questa produzione nella pregevole interpretazione di TobySpence.Per il ruolo di Billy Buddera previsto il titolare oggi più accreditato della parte, Jacques Imbrailo, che però si è ammalato ed è stato sostituito da Phillip Addis, brillante interprete sia vocale che attoriale;John Relyea, Claggart, esibisce un notevole timbro vocale da basso che valorizza la diabolica perversità del personaggio. Il Coro preparato da Roberto Gabbianidà una prova davvero encomiabile di capacità vocali-interpretative e di azione scenica nelle imponenti scene di massa; nella folta schiera di comprimari, quasi venti, tutti accomunati da bravura vocale nonché attoriale, una nota particolare di merito va al tenore Keith Jameson nel ruolo del Novizio; anche l’Orchestra, abilmente e meticolosamente preparata del direttore James Conlon, dà una prova esecutiva eccellente di una partitura ardua e complessa, con vari momenti di primopianoriservati soprattutto agli strumenti a fiato.

A tutti va il caloroso e prolungato applauso del pubblico in sala.

Cristina Iacoboni

 

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